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Autore: Ernesto Gionta

Data di pubblicazione: 03 aprile 2025

USA E NUOVI DAZI: COSA STA SUCCEDENDO DAVVERO E PERCHÉ I MERCATI OSSERVANO CON ATTENZIONE

News

L’amministrazione Trump è tornata al centro dell’attenzione con l’introduzione di una nuova ondata di dazi su decine di Paesi, giustificata dal principio della reciprocità commerciale. Ma è davvero così?


Secondo Trump, molti Paesi avrebbero approfittato per anni della tolleranza americana in ambito commerciale, imponendo dazi elevati ai prodotti statunitensi e ostacolando l’export USA con barriere regolamentari. Da qui l’idea di “riequilibrare” le relazioni economiche applicando dazi mirati.

Come vengono calcolati i nuovi dazi? Non è proprio “reciprocità”

A differenza di quanto dichiarato, il calcolo dei nuovi dazi non si basa su un confronto diretto tra le tariffe doganali applicate ai reciproci prodotti. In realtà, diversi analisti e giornalisti hanno fatto emergere un’altra logica.


Il parametro su cui si sarebbe fondata l’amministrazione Trump è il rapporto tra il deficit commerciale degli USA con un determinato Paese e il totale delle importazioni da quel Paese.


In parole semplici: più un Paese esporta verso gli Stati Uniti rispetto a quanto importa, maggiore sarà il dazio applicato. L’idea è che chi beneficia dei consumi americani debba contribuire in misura maggiore.


Questo approccio però penalizza anche le stesse aziende americane, che da anni si sono appoggiate a Paesi come Vietnam, Cambogia, Thailandia e altri per sfruttare il basso costo della manodopera e aumentare i margini. Interrompere o rendere più costosa questa filiera potrebbe avere impatti diretti sui costi di produzione e, di conseguenza, sui prezzi al consumo negli USA.

Dazi personalizzati per i “peggiori trasgressori”

Dal 9 aprile entrano in vigore dazi più elevati verso circa 60 Paesi, ritenuti tra i “peggiori trasgressori” per squilibri commerciali. Tra i principali colpiti troviamo:

  1. Cina: 54% (34% + 20% applicati a febbraio)
  2. Vietnam: 46%
  3. Cambogia: 49%
  4. Thailandia: 36%
  5. Taiwan: 32%
  6. Giappone: 24%
  7. Sudafrica: 30%
  8. Unione Europea: 20%


Molti di questi Paesi, in particolare quelli del Sud-Est asiatico, sono stati fondamentali per la crescita di numerose aziende americane, diventando centri produttivi strategici grazie a costi contenuti e manodopera flessibile.

Impatto sui mercati finanziari: incertezza nel breve, opportunità nel lungo periodo

Le nuove politiche sui dazi, come ogni cambiamento significativo in ambito commerciale, generano incertezza. E l’incertezza, si sa, è uno degli elementi meno graditi ai mercati finanziari.

Nel breve termine, l’introduzione di nuovi dazi potrebbe comportare un aumento dei prezzi dei beni importati, con un conseguente effetto inflattivo. Se i costi aumentano, cresce il rischio di una pressione sui consumi e, in certi casi, anche di rallentamenti nella crescita economica.


Tuttavia, questa fase di volatilità tende a essere transitoria. La storia economica ci insegna che, nel medio-lungo periodo, l’economia globale è in grado di adattarsi, trovando nuovi equilibri commerciali e produttivi.

Quando il sistema si stabilizza, il livello di incertezza diminuisce, e meno incertezza spesso si traduce in un recupero e una crescita dei mercati finanziari.


Per l’investitore consapevole, è quindi fondamentale non lasciarsi guidare dall’emotività di breve termine, ma affidarsi a una strategia diversificata e coerente con i propri obiettivi, capace di cogliere le opportunità che emergono nei nuovi scenari.


In questo momento però, è fondamentale avercela una strategia. Tu ce l’hai?

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